Ecorun 2019, si riparte dalla gara di casa

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runnerpercaso finisher ecorun 2019

 

E’ lunedì mattina il day after della Ecorun, il 2019 lo abbiamo aperto con la gara di casa. La Ecorun nasce nel 2016 e tranne l’edizione del 2017 (fuori per infortunio ad un polpaccio) questa è la mia terza partecipazione (qui il racconto della scorsa edizione). Sono le 8 e sono già sveglio, mi scambio qualche messaggio con Gloria che ieri è caduta e si è fratturata il malleolo dx. E’ giù di morale per via della caduta ed io come amico in questi casi non mi sento di lasciarla sola, proprio come lei ha fatto più volte quando mi sono infortunato Io. Ricordo ancora la prima volta quando mi sono stirato il gemello mediale dx, lei era con me e mi ha soccorso portandomi al pronto soccorso. Lei è una donna forte e con il giusto recupero e tempo si riprenderà.

Io invece questa mattina sono molto combattuto, o meglio è il mio ego ad esserlo. Non so se sono più felice per aver portato a termine la prima gara dell’anno, o per averlo fatto con un tempo di 29′ superiore all’edizione del 2018. Questa edizione della Ecorun non è stata diversa dalle altre tre a cui ho preso parte, anzi è stata identica in tutto: organizzazione al top (del resto la società che ha organizzato l’evento è la stessa a cui sono iscritto), percorso (anche se con qualche difficoltà dovuta al meteo dei giorni precedenti) segnalato bene e sgombro da piccoli e grandi pericoli. Insomma un’altra edizione top della classica Montefortiana di Monteforte d’Alpone (VR).

La mia Ecorun 2019

Inizialmente iscritto alla Ecomaratona Clivus – 43 km e quasi 2000 di dislivello positivo – ho dovuto dare forfait.  Analizzando bene la mia condizione fisica ho deciso di deviare l’iscrizione verso la più fattibile Ecorun – 26 km (che alla fine sono diventati 25) e 900 D+ (che alla fine è diventato 1000 D+) sulle colline della provincia di Verona, le colline di casa dove mi capita spesso di allenarmi. E’ proprio in uno dei recenti allenamenti sugli stessi sentieri che mi sono reso conto che non potevo partecipare alla gara lunga. I due mesi di stop tra metà ottobre e metà dicembre mi hanno fatto perdere un pò di resistenza e forza per certi tipi di gare, così da uomo saggio quale mi definisco ho deciso di non devastarmi in una gara lunga e correre più tranquillamente una gara più corta.

L’edizione 2019 della Ecorun è partita bene, non ha piovuto il giorno della gara e soprattutto non ha fatto molto freddo. La pioggia l’abbiamo vista qualche giorno prima ed ha sfortunatamente rovinato in parte alcune zone del tracciato. Si è corso nel fango ed in alcuni punti la terra sotto le scarpe rendeva faticosa la corsa, un kg per scarpa in più e non esagero. Il freddo invece non si è fatto sentire. Siamo partiti alle ore 8.00 con una temperatura che oscillava intorno allo 0°, ma subito dopo la prima salita il sole ha iniziato ad affacciarsi tra le nuvole riscaldando un pò la fredda domenica di gennaio della provincia Veronese.

Dopo circa 5 km, subito dopo il primo ristoro, mi sono fermato per togliermi la giacca antivento che mi ha riscaldato velocemente e portato alla giusta temperatura corporea. Sono rimasto con una maglia termica, la maglia della società e lo zaino che mi copriva le spalle per tutto il resto della gara. La gara fino al 14 esimo km è stata parecchio impegnativa: dopo 2 km subito la prima salita dove inevitabilmente si è creato il classico imbuto post partenza. Superata la prima difficoltà dopo un breve rettilineo si volta a destra dove si incontra la prima discesa. In altri mesi dell’anno si affronta in scioltezza e velocità, ma la pioggia di qualche giorno prima e le basse temperature raggiunte di notte l’hanno resa molto difficile da percorrere velocemente.

Si è formato un sottile strato di ghiaccio nella parte sinistra della discesa mentre nella parte destra, le foglie cadute sul tracciato, hanno riscaldato la terra preservandone il percorso. E’ proprio li, pochi chilometri più avanti prima del secondo ristoro che la mia amica Gloria è scivolata. Io fortunatamente sono passato indenne da tutte le discese che ho incontrato, ho proceduto adagio e non sono caduto. Proseguendo nella gara mi sentivo bene, non avevo 26 km nelle gambe quindi sapevo di non poter migliorare il tempo dello scorso anno l’ho affrontata al meglio delle mie possibilità.

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I chilometri passavano e la fatica cominciava a farsi sentire. Dal chilometro 20, in discesa, ho cominciato a sentire dolore al menisco mediale sx, quello che i medici mi hanno descritto come un menisco usurato. Sono partito prevenuto visto che non era la prima volta che mi faceva male quindi mi sono applicato del tape fisioterapico e corso tutta la gara con una ginocchiera specifica per la corsa. Il dolore in una scala da 0 a 10 dove 10 è il dolore massimo era 3, potevo quindi proseguire senza fermarmi. Il dolore sopraggiunge sempre intorno al ventesimo chilometro tanto è che più di qualcuno mi ha consigliato di non correre più. Ma voi lo avreste fatto?

Comunque la gara è andata avanti e con un pò di fatica nella parte finale sono riuscito a tagliare il traguardo e meritarmi la fatidica medaglia. Anche questa Ecorun nell’edizione 2019 è stata portata a termine e mi ritengo soddisfatto anche se, come dicevo all’inizio, sono un pò abbattuto perchè avrei voluto fare di più. D’ora in avanti non si scherza più, testerò in allenamento il ginocchio portandolo a simulare il più possibile gare sempre più lunghe per cercare di capire come fare per diminuire il dolore.

Da dieci giorni inoltre ho iniziato una serie di tre infiltrazioni di acido ialuronico per cercare di creare un cuscinetto attorno all’articolazione che possa migliorarne il movimento. Inizierò inoltre un allenamento specifico per il rinforzo del vasto mediale e sviluppare muscoli più forti per sostenere meglio l’articolazione. Insomma non voglio fermarmi e soprattutto non voglio abbattermi. La prossima gara in programma è l’Ultrabericus il 16 marzo, nel frattempo mi dedicherò ad allenare la resistenza per sostenere gare più lunghe. Ci si vede in montagna!