Schio Ultra Jungle 2019

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Pettorale Schio Ultra Jungle 2019

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Schio Ultra Jungle, il pre-gara che non ti aspetti

Il week end della Schio Ultra Jungle non è iniziato nel migliore dei modi.

Il giorno prima della gara tornato a casa da lavoro ho iniziato a sentire del dolore provenire dall’avampiede sx. Un dolore lancinante ogni qualvolta appoggiavo il piede scalzo a terra. Ho cominciato a pensare e ripensare alla gara dell’indomani e su come avrei potuto partecipare con un piede messo in quelle condizioni. Poi ho iniziato a cercare on line qualche risposta.

La mia amica Gloria (dopo avergli descritto il problema) mi ha detto che poteva essere un occhio di pernice, e così è stato. Allora ho iniziato a cercare cause e rimedi e dopo neanche mezz’ora, mi sono ritrovato con il piede immerso in una bacinella di acqua bollente con sale grosso e bicarbonato.

Questa operazione è servita per ammorbidire la parte dolorante per poi inciderla con una lama disinfettata da barbiere. Sembra aver funzionato perché riuscivo ad appoggiare il piede a terra anche se leggermente dolorante.

Non sapevo se l’indomani avrei potuto correre per 50 km ma dovevo provarci. Mesi di preparazione e allenamenti su e giù per i Colli Berici ed Euganei non potevano essere buttati al vento. Il giorno dopo mi sono presentato ai nastri di partenza e alla fine la gara è stata un mix di fatica e gioia.

Schio Ultra Jungle, il giorno della gara

La sveglia ha suonato molto presto. Erano le 4 e sinceramente avrei voluto dormire ancora qualche altra ora. Ho deciso di non dormire fuori come hanno fatto altri atleti. Un po’per i costi nel caso avessi optato per un B&B, un po’ perché non sarei riuscito a chiudere occhio nel caso avessi scelto di dormire nella palestra messa a disposizione dagli organizzatori.

Ho già fatto questa esperienza e non credo di rifarla mai più. Gente che russa, gente che rientra tardi la sera, gente che si porta il cane che, libero di girare per la stanza, ti sveglia ogni qualvolta scodinzola la coda. Quindi ho deciso di svegliarmi presto e di partire da casa dopo aver fatto colazione.

Questa volta la colazione è stata super veloce e povera di tutto, e in gara ne ho risentito. Affrontare una gara come la Schio Ultra Jungle non vuol dire solo preparazione atletica, ma è fondamentale associare la giusta alimentazione per non restare troppo presto senza carburante.

Finita la breve colazione, guardo l’orologio e mi rendo conto di essere in ritardo sulla tabella di marcia che mi ero prefissato. Dovevo fare ancora molte cose. Quindi accelero il passo e mi dirigo in cameretta per la preparazione del tape fisioterapico.

Mi applico il tape al menisco e completo con quello alla rotula del ginocchio sinistro, oramai non riesco a correre una gara o un allenamento lungo senza di lui. Il tape mi permette di terminare la gara senza dolore, al contrario di quello che accadeva lo scorso anno quando a metà gara dovevo cominciare a camminare per il dolore.

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Sono pronto per partire e mi dirigo verso l’auto, si parte.

Ore 6:15

Dopo quasi un’ora di auto attraverso l’autostrada che dal casello di Save (VR) mi ha portato al casello di Thiene-Schio (VI). Arrivo presso la pista di atletica che ospita i luoghi della Schio Ultra Jungle 2019: ritiro pettorali, deposito borse, spogliatoi e docce e il nastro di partenza e arrivo.

Il numero assegnato è l’81. Mi cambio e dopo aver salutato qualche amico deposito la borsa e mi dirigo alla partenza. Mancano 15 minuti e…piove a dirotto. Si partirà con la giacca in Gore-tex e prevedo di non toglierla più. L’ultima volta che ho corso sotto la pioggia ho fatto l’errore di toglierla per poi rimetterla ma ho sbagliato. Ho dovuto terminare la gara bagnato e infreddolito.

Inizia la gara

Dopo un breve briefing si parte. La gara è un continuo salire, prima dolcemente poi più duramente fino a toccare punti di fatica che non pensavo dover toccare. Nei primi 5 km avevamo già salito 559 D+ ed ho subito capito che la Schio Ultra Jungle 2019 non sarebbe stata una passeggiata.

Al 10° km avevamo salito altri 320 D+ (insomma ci eravamo un po’ riposati) per poi arrivare in cima al primo ristoro al coperto di Malga Ronchetta con picchi di pendenza ben oltre il 25%.

Ristoro n° 1

La sosta è durata circa 25 minuti dove ho potuto vedere il ritiro di due atleti. Alla fine mi diranno che in totale in malga si sono ritirati in 10 per il freddo e lo scarso equipaggiamento. Mi sono fermato perché lì in malga si stava bene, c’era caldo e l’ospitalità era da hotel 5 stelle.

Mi sono tolto lo zaino, la giacca e cambiato la maglia termica togliendo quella a maniche corte e indossato quella a maniche lunghe. Poi con molta calma, per cercare di recuperare il più possibile, mi sono applicato dei cerotti su entrambi i talloni per via di un inizio di vesciche che mi terranno compagnia fino alla fine.

Riparto in salita

Mi rimetto le scarpe e mi rivesto. Indosso lo zaino mangio qualcosa e saluto tutti. Si riparte con l’inizio di una piccola bufera in arrivo. Non pensavo avrei corso in queste condizioni ma per fortuna ero ben equipaggiato. La salita non era finita, lo è solo dopo aver percorso 21 km e 1680 D+. Meno di metà gara e già metà il dislivello era aumentato. Non mi arrendo, scollino e inizio la discesa.

I muscoli sono freddi per scendere a tutta velocità quindi inizio molto timidamente a mettere un piede dopo l’altro in qualcosa che possa assomigliare ad una corsa. Metro dopo metro prendo il ritmo e comincio a scendere ma la discesa dura poco, solo un paio di km e poi si risale leggermente.

Si sale e si scende come se fossimo in collina, una specie di Ultrabericus in quota. Siamo sopra i 1500 metri di altezza e la temperatura bassa si fa sentire, arrivo al 29° Km dove da li parte la discesa che mi porterà fino al 35° km.

Ristoro n° 2

Sono giunto ad uno degli ultimi ristori, l’accoglienza è sempre da 5 stelle. Guardo sulla tavola e vedo Parmigiano Reggiano, frutta secca, banane, Coca Cola, sali minerali, biscotti…insomma di tutto e di più. Faccio il pieno alle borracce, mangio del Parmigiano e dopo qualche scambio di parole con i volontari mi appresto ad effettuare l’ultima vera salita, quella che mi farà molto male.

Continua la Schio Ultra Jungle

Riparto in compagnia di un ragazzo che è alla sua prima partecipazione ad un Trail così lungo. Scegliere la Schio Ultra Jungle a mio avviso non è stata proprio la migliore delle scelte. Dopo aver registrato un breve video per la mia pagina Facebook guardiamo in alto e ci accorgiamo di quanto sarà dura questa salita. Erano le 13:33 del pomeriggio e mancavano ancora quasi 4 ore al mio arrivo.

La crisi

Da quel momento è iniziata la mia agonia, è arrivata la tanto inattesa ”crisi” che mi accompagnerà per tutta la durata della salita: circa 4 km totali ed un dislivello di 660 metri. Non ho forza nelle gambe, sono fermo, immobile.

Faccio fatica a fare un passo dopo l’altro e non ho nemmeno la forza di respirare. In più sono ritornati i dolori ai talloni per via delle vesciche. Dopo pochi minuti mi fermo di nuovo per sostituire i cerotti, oramai in pessime condizioni.

Perderò altri 25 minuti pensando che potessero servirmi a riposare. In realtà riparto con la stessa stanchezza di prima. Ogni tanto sul percorso qualche simpaticone ha lasciato un messaggio appeso agli alberi, messaggi goliardici che fortunatamente mi hanno rallegrato un po’.

Blateravo, parlavo da solo. Non ero nelle migliori condizioni e non vedevo l’ora di arrivare in cima.

Oramai ero solo, davanti a me non vedevo nessuno, lo stesso dietro. E’ sempre una brutta sensazione quando si è soli tra i boschi, specialmente in quelle condizioni. Però dopo aver pianto per la stanchezza ed essere stato superato da diversi atleti, arrivo in cima. Ho la forza di scollinare e dopo una sosta per un gel e dei sali riparto velocemente.

Finalmente si scende e questa volta per l’ultima.

L’arrivo è vicino

Al 42° Km sino al 44° una piccola salita, niente di impegnativo quindi continuo la mia discesa verso l’arrivo.

Mancano 6 km sul mio orologio ed il morale è alle stelle. Lasciata alle spalle l’unica e vera crisi non vedo l’ora di fermare l’orologio al mio arrivo. Ma la traccia che ho caricato nel GPS non è quella giusta. Forse sarà stata la deviazione fatta all’ultimo dagli organizzatori per garantire la nostra incolumità o forse era una traccia vecchia, tant’è che all’arrivo non mancheranno solo 6 km ma bensì poco più di 8.

Arrivo in paese e inizio a chiedere ad ogni volontario quanto manca. Ognuno dice la sua, sempre diversa dal precedente. Manca poco lo avverto ma non è finita qui. Gli organizzatori hanno ben pensato di inserire nell’ultimo km (o forse ultimi 2) anche delle scalinate che sembravano non finire più.

Non perché fossero tante ma perché dopo 50 km, anche un solo gradino sembra una montagna da scalare. Fa caldo e nel frattempo mi sono tolto la giacca e sono rimasto con la termica.

Finalmente vedo la pista di Atletica della città di Schio, pochi metri e sono dentro. Rettilineo finale e tra qualche applauso riesco a superare la finish line. Il tempo all’arrivo sarà di ben 10h18’12”. Stanco ma soddisfatto. Mi merito una birra fresca e un piatto di gnocchi. Niente doccia che come al solito è ghiacciata, me la farò a casa. Ma prima indosso abiti puliti.

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Conclusioni

La Schio Ultra Jungle non è una gara adatta a tutti. Ne è la prova il numero di atleti alla partenza (123). E’ una gara dura e il continuo cambiamento climatico non aiuta. Alla fine i km finali secondo il mio orologio Garmin saranno 52,47 km ed un dislivello positivo di 3256 D+.

Sono arrivato alla fine felice, contento di questa nuova esperienza che consiglio comunque di fare ma prima dovete prepararvi bene. Ho superato la mia prima crisi di una Ultra Trail. So che ce ne saranno delle altre, quindi la prossima volta sarò più preparato e pronto.

Ringrazio i volontari che sotto un tempo quasi invernale erano sempre li a dare supporto agli organizzatori affinché tutto si svolgesse nel migliori dei modi senza incidenti. Ringrazio il Soccorso Alpino per la loro presenza, si è più sicuri quando ci sono loro.

Ringrazio i compagni di viaggio che mi hanno superato e quelli che Io stesso ho lasciato dietro (pochi, veramente pochi), ognuno di loro avrà una storia da raccontare. Solo 15 atleti dietro di me ma 15 atleti che meritano tutto il mio rispetto.

Presto una nuova avventura, ci vediamo sabato 8 giugno a Chiampo (VI) per la Durona Trail Integrale, 62 km e 3200 D+, ce la farò?