Io, la corsa e Facebook. Carlo Esposito si racconta

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Carlo Esposito - io la corsa e facebook copertina

Chi è Carlo (scrivente) Esposito?

Lui si chiama Carlo, per gli amici sul social facebook (al momento della stesura di questo articolo) è Carlo Scrivente. Il suo vero nome invece è Carlo Esposito. Nato nel 1975 a Napoli, Carlo si diploma al liceo classico nel 1993 e successivamente si laurea in Scienze Agrarie nel 2002. Prosegue poi gli studi con un dottorato di ricerca in Agrobiologia e Agrochimica nel 2006.

Carlo è sposato dal 2004 con Giulia ed insieme hanno due figlie: Sara e Martina. Dal 2003 svolge la professione di agronomo ed enologo come libero professionista e dal 2015 per passione è maratoneta ed ultramaratoneta.

Come ci siamo conosciuti

Ho conosciuto Carlo sui social grazie alle condivisioni di alcuni suoi post contro il doping ed ho voluto approfondire il suo punto di vista (che ho scoperto avere in comune). Famoso oramai uno dei suoi slogan che ho fatto mio: ”meglio ultimi che dopati”. Carlo Esposito non dice mai una parola fuori luogo, non dice mai il falso e – a mio modesto parere – è una persona molto preparata sull’argomento, specialmente quando questo si scontra con la legalità.

Ci siamo scambiati qualche messaggio ed abbiamo fatto presto amicizia. Io ho continuato a seguire il suo profilo leggendo ”quasi” tutti i suoi post (a volte per lavoro me ne perdo qualcuno) e guardando i suoi video oramai diventati virali. Il mio amico Carlo però non piace proprio a tutti. A qualcuno le sue verità sono scomode…molto scomode direi. Tanto scomode che molto spesso quando discute di doping in qualche gruppo facebook viene bloccato momentaneamente il suo accesso. Questo conferma il fatto che i suoi argomenti ”potrebbero” far molti danni.

Perché questo articolo

Voi vi starete chiedendo il perché ho deciso di dedicargli questa pagina, presto detto. Da pochi giorni Carlo Esposito è in libreria con il libro edito da Albatros: Io, la corsa e facebook (qui un link per l’acquisto del libro on line). E’ proprio grazie al social network più diffuso al mondo che il suo libro ha preso forma. Lo stesso autore però, tende a precisare che non è un libro CONTRO facebook.

Attraverso un linguaggio semplice, spiritoso e a tratti dissacrante, viene raccontata in prima persona la social netword addiction generata da Facebook. Lo sguardo dello scrittore cade soprattutto sulle attitudini degli appassionati di corsa, mondo del quale Carlo stesso ne fa parte e nel quale, dal punto di vista virtuale e non, entra in punta di piedi fino a rendersi conto di essere diventato, a sua volta, parte di un circolo vizioso, di essere lui stesso in ”disagiato” del social network per eccellenza.

Un perfetto sguardo critico dal punto di vista sociologico e, talvolta, psicologico, che descrive la personalità e gli stereotipi comportamentali di chi si lascia travolgere dalla seduzione di un alter ego digitale. Da chi è ossessionato più dall’apparire, dal vincere e dallo sfoggiare le proprie vittorie nella vita virtuale piuttosto che a essere in quella reale, dove si corre sul serio, in tutti i sensi.

Premesso che non è una recensione del libro stesso, questa mia ”dedica” è voluta perché come Carlo Esposito, condivido alcune sue stesse idee ed io in primis, nel mio piccolo, sono contrario al doping. Ho trovato questo libro di facile comprensione, veloce nella lettura e ricco di argomenti interessanti. Non si parla solo di corsa, anzi, è un libro che mi sento di consigliare proprio per la varietà degli argomenti trattati nell’era social. Era in cui se non sei ”on line” non sei ”quasi” nessuno.

Dopo aver terminato la lettura, ho chiesto a Carlo se potevo fargli qualche domanda, proprio come un bravo giornalista (che in questo caso sarei io) fa con un bravo scrittore (che in questo caso è Carlo). Senza esitare, dopo lo scambio di qualche messaggio, ecco quello che ne è venuto fuori.

Domanda e risposta con Carlo Esposito

Runnerpercaso: allora, Carlo, innanzitutto, la cosa che mi sta più a cuore: perché la beneficenza?

Carlo: la mia primogenita, che oggi è una donna stupenda, nacque di sette mesi, e ha trascorso più di cinquanta giorni nell’incubatrice. Sentivo, nel voler lasciare il mio piccolo pezzo di mondo migliore di come l’ho trovato, di avere un debito da pagare con la Vita. Inoltre, non volevo essere uno di quelli che, avendo scritto un libro, si mette a stalkerare la gente per rifilarglielo. Non ci guadagnerò nulla (almeno in soldi) quindi mi godrò la scelta personale di ognuno.

R: mi incuriosisce molto la tua dedica, stiamo parlando di due personaggi che, se si incontrano, se le suonano.

C: dovrete leggerlo tutto per capire davvero. Mi limito a rispondere che l’intelligenza è trasversale, così come lo è la stupidità. E che la diversità di opinione è una ricchezza incommensurabile, il dono più grande della nostra imperfetta democrazia. Da chiunque abbiamo da imparare, a patto di essere predisposti a farlo. E, ovviamente, di essere predisposti all’ascolto.

R: riesci in poche parole a raccontare il tuo libro?

C: immaginate una ferrovia. Due rotaie, parallele, non si incontrano mai, se non, teoricamente, all’infinito. Da un lato, il social network. Dall’altro, la corsa. In mezzo, il disagio. È la mia storia di corsa e di Facebook. Che possa essere di aiuto a coloro che, per mera sfortuna, non hanno trovato ancora il modo di salvarsi.

R: perché iniziare a scrivere?

C: è un’esigenza personale. Un impeto profondo dell’animo. Così come iniziare a correre. E, allo stesso modo, ci vuole disciplina, curiosità, capacità di discernimento e di autovalutazione.

R: stai scrivendo un altro libro?

C: In realtà, ce l’ho tutto nella testa, ma sono impegnato in una vendemmia ritardata e sfilacciata. A due settimane da oggi, sarò un uomo libero, e cercherò di trasportare sulla carta, ancora una volta, quello che mi si agita dentro, nel profondo.

R: qualche anticipazione?

C: volentieri. Si chiamerà ROMACORRE, un anno vissuto pericolosamente (su Facebook). Ovvero di come ritornai sui social, e scoprii, in maniera del tutto accidentale, che sono il più potente mezzo di investigazione nel disagio. Sarà molto più facile da scrivere, sarà un unica rotaia, una vera e propria cronistoria della mia attività di mastino che, inaspettatamente, mi ha reso un’icona (non ho capito ancora se in bene o in male) del nostro pazzo mondo.

Conclusioni

Se ami il running ti sarai quasi sicuramente imbattuto in uno dei post di Carlo Esposito, famosi sono quelli contro i ”furbetti” in gara. Oppure come non citare nuovamente la sua lotta aperta al doping. Mi affascina molto il modo in cui Carlo tratta questi temi ed è grazie a lui che ho scoperto (con mio rammarico) che sempre più spesso, anche negli amatori, la piaga del ”vincere facile”sta prendendo sempre più piede.

Nel corso di questo articolo ci sono vari link per leggere un pò lui e delle sue lotte. Se vi fa piacere e condividete le sue idee non esitate a seguirlo, scoprirete cose che non immaginavate fossero possibili. Buone corse e buona lettura a tutti.

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