Runnerpercaso finisher alla Ultrabericus 2019

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Poco più di una settimana fa a quest’ora avevo già percorso una parte dell’Ultrabericus 2019, la mia prima gara oltre i 50 km. Ho impiegato più del solito per metabolizzare tutto quello che era accaduto e soprattutto ho dovuto attendere qualche giorno delle foto che non sono mai arrivate. Se proprio dovessi trovare qualcosa di negativo in questa organizzazione direi che si poteva fare qualcosa in più per le foto, ma solo perché non sono riuscito a trovarmi in nessuna di loro. Poi però pensandoci bene devo ritirare quello che ho detto. Le foto pubblicate sono molte e tutte gratis grazie a chi ha impiegato il proprio tempo a servizio degli altri. Purtroppo sono sfortunato io.

La mia prima edizione dell’Ultrabericus verrà da me ricordata anche per non avere una sola foto di gara. Tralasciando il fattore fotografico direi che questa gara merita ogni metro di essere corsa, di essere vissuta. Mi sono sentito parte del percorso insieme agli oltre 1000 partecipanti ne che hanno calpestato i sentieri. E’ stata una bella emozione che al traguardo mi ha liberato di un peso che mi portavo dietro da diverse settimane: la paura di non riuscire ad arrivare alla fine.

Ore 6:00

Suona la sveglia e con uno scatto da centometrista esco fuori dalla camera in silenzio per non svegliare moglie e cuccioli che, stranamente, non mi hanno degnato nemmeno di uno sguardo. La sera prima avevo già preparato tutto: colazione sul tavolo, zaino per la corsa e borsone per il post-gara. Nulla lasciato al caso, la mia edizione del 2019 della Ultrabericus doveva essere perfetta.

Ho un pò di paura perché non so se riuscirò a terminare la gara, è la prima volta che ne corro una così lunga ed è la prima volta da quando ho terminato le infiltrazioni al ginocchio. Per la verità nel frattempo ho partecipato alla AIM Energy Wild Trail che ho utilizzato come allenamento e in quella occasione sia il menisco che la cartilagine della rotula non mi hanno dato problemi.

Finisco di vestirmi e di fare colazione, è arrivato il momento di caricare tutto in macchina e di partire. Francesco sarà già sotto casa ad aspettarmi.

Ultrabericus 2019 e l’arrivo a Vicenza

Il giorno precedente alla gara Io e Francesco ci siamo recati a Vicenza da I-Run per ritirare il pettorale e così ci siamo accordati per il giorno successivo per andare insieme ai nastri di partenza. Andare con una sola auto oltre ad essere una scelta logistica ed economica è anche e soprattutto una scelta ecologica. Così sabato mattina il giorno della Ultrabericus 2019 sono passato a prendere Francesco in auto e ci siamo diretti verso la città, entrambi avevamo un appuntamento molto importante quella mattina, uno di quegli appuntamenti a cui non puoi proprio mancare.

Giorni e giorni di allenamento tra i colli Berici in solitaria o con Francesco ed Andrea non potevano essere buttati nel cesso, loro mi hanno aiutato molto ed io dovevo in qualche modo ringraziarli. Quando mi alleno da solo non riesco a spingere quasi mai al limite perché quando sono stanco ho l’abitudine di fermarmi. Mentre quando mi alleno in compagnia, soprattutto con gente che è indubbiamente più forte, devo spingere per stargli dietro e non fare brutta figura. Per la cronaca Andrea non ha gareggiato ma Francesco non solo lo ha fatto, ma è stato molto molto più veloce di me chiudendo la gara al 36° posto assoluto con un tempo di 7h11’21”, incredibile davvero.

Arriviamo a Vicenza e senza fare troppi giri Francesco mi consiglia di parcheggiare l’auto nel primo parcheggio a pagamento coperto che troviamo, dista circa 500 metri dalla partenza e dalla palestra dove ci cambieremo. E così faccio. Parcheggiata l’auto ci dirigiamo verso Piazza dei Signori dove facciamo una breve ricognizione e per salutare Nevio, un amico che è tra la Crew dell’evento. Salutato ci dirigiamo verso la palestra adibita a spogliatoio e al deposito borse, tutto in perfetto ordine. I volontari stavano facendo un ottimo lavoro, nulla lasciato al caso, precisione e velocità quasi maniacale. E’ grazie ai volontari che tutta la macchina organizzativa non ha intoppi, GRAZIE davvero ad ognuno di loro che ogni domenica, sabato o venerdì che sia è li ad offrire il proprio tempo gratuitamente.

Arrivati in palestra come da accordi invio un messaggio ad Alessandro, un runner che segue la mia pagina Facebook con il quale mi sono accordato per incontrarci di persona. Pochi minuti e lui è lì. Direttamente da Cremona alla Ultrabericus per la Urban Trail. Scambiamo più di quattro chiacchiere e sono davvero molto felice di conoscerlo. Un ragazzo simpatico e ci promettiamo prima o poi di correre una gara insieme. Ma arriva il momento di salutarci, in bocca al lupo ad entrambi e mi dirigo verso la verifica pettorale e materiale obbligatorio (che non c’è stato). Finalmente sono ai nastri di partenza, emozionato è dir poco, forse un pò spaventato e con tanta paura di non arrivare alla fine.

Ultrabericus: la gara

Puntuali alle 10 si parte, inizia la mia avventura alla Ultrabericus 2019. I primi km sono su strada per uscire dalla città, per le vie della città c’è del tifo e alcuni sembrano quasi meravigliati. La prima salita è quella al Santuario di Monte Berico. Non è impegnativa ed è su asfalto. Metro dopo metro ci dirigiamo fuori dal centro abitato dove dopo pochi minuti troviamo il primo e unico ingorgo (vedi foto). Una salita dove è stato difficile non imbottigliarsi nel traffico, appena partiti era inevitabile. Ad ogni gara dove vi è la presenza di una strettoia nei primi km c’è sempre il rischio di imbottigliarsi.

Finalmente si riparte. Il percorso è un continuo susseguirsi di salite e discese fortunatamente non impegnative. La collina fortunatamente è bella anche per questo. I km trascorrono facilmente, riesco a correre quasi sempre tranne in alcuni punti ma mi sento bene, sono in completa gestione del tempo. Al 10° km però inizio ad avere dei problemi al tallone sx, sarà la scarpa o sarà la calza ma continuo ad avere una sensazione strana. Mi fermo e mi tolgo scarpa e calza: un principio di vescica. Apro lo zaino e prendo un cerotto che intelligentemente ho portato con me. Mi rivesto e riparto come se niente fosse.

Primo ristoro e prima pausa, ben 20 minuti a prendere fiato tra un assaggio ed un altro. Frutta secca, spicchi di arancia e limone sono tra i miei preferiti anche se qualche biscotto non me lo faccio scappare. Bevo (molto visto la giornata calda) e riempio le borracce prima di ripartire. Sto bene, continuo a correre passo dopo passo. Ogni tanto mi fermo per qualche ripresa con la mia GoPro o per scattare qualche foto (almeno me le sono fatte da solo). 

Intorno al km 23 arrivo a Pederiva con il tempo di 3h15’29”, controllo pettorale e si riparte. Così ancora per molto. Il panorama non è quello che ti lascia a bocca aperta ma è molto bello ugualmente. Sono i colli dove in parte mi alleno quindi li conosco bene. L’accoglienza ad ogni ristoro è felice, non manca proprio niente. Mantengo il passo, di corsa anche se lenta sul piano, camminata veloce in salita e in discesa cerco di non impattare troppo violentemente per preservare le ginocchia, soprattutto il sx.

Nessun dolore fin ora, tutto fila liscio come l’olio. Non sono stanco anzi, fosse per me andrei ancor più veloce ma voglio preservarmi, sono a poco più di metà gara e non voglio poi dovermi ritirare prima di arrivare alla fine. Tra il terzo e il quarto ristoro inizio ad accusare un pò di stanchezza quindi aumento l’assunzione di liquidi, sali minerali e oltre ad una barretta assumo un gel energetico. Arrivo finalmente al penultimo ristoro dove decido di cambiarmi e indossare una maglia termica. Mi fermo quasi per 30′ ma ne avevo bisogno. Avrei dovuto cambiarmi anche i pantaloncini perché nel finale mi hanno creato un pò di irritazione tra le cosce ma non li avevo con me, ma ho cambiato le calze e indossato un paio più lungo.

Houston abbiamo un problema: non riesco a piegarmi per il cambio calze, sono arrivati i CRAMPI!!! Mancano circa 20 km alla fine e non riesco a muovermi. Conosco questa sensazione, di solito mi prendono a fine gara ma adesso no, non voglio ritirarmi. Poi arriva lui, il mio salvatore. Detto così suonerà strano ma devo chiamarlo così. Ho scoperto tramite Strava che si chiama Carlo T. ed è di Perugia (se ci sei batti un colpo). Vedendomi in difficoltà mi ha dato 3 capsule di sale (si sale da cucina inserito in delle capsule di gelatina). Mi ha detto: prendile, io con 2 di queste sto bene fino a 3 ore. Così le ho buttate giù tutte e 3 e devo dire: WOW. I crampi sono spariti, nessun problema alle gambe e sono riuscito ad arrivare alla fine in perfetta (quasi) forma. GRAZIE mio salvatore.

Alle 18:47 con il tempo di 8h47’55” arrivo al controllo di Arcugnano dove vi è l’ultimo ristoro e la partenza della Ultrabericus Winter edition che ho corso in passato. Carlo è li e questo mi rassicura, mi chiede come sto e lo ringrazio ancora per le capsule di sale. E’ arrivato il momento di ripartire e di accendere per la prima volta in gara la mia nuova lampada frontale Led Lenser NEO 10 R. E’ come giorno, la luce è visibile da lontano ed illumina ogni parte del tracciato. Non ho problemi di vista e le fettucce per segnalare il percorso sono fluorescenti e visibili anche al buio.

L’arrivo e l’esplosione di gioia

Manca poco all’arrivo ma comincio a sentire la stanchezza quindi alterno la corsa alla camminata lenta. Non avevo mai corso questa distanza e i km si fanno sentire. Entro in città, attraverso un parco poco illuminato e mi dirigo verso il centro. Le gambe non mi reggono quasi più ma trovo la forza per andare avanti. Mi raggiunge un gruppo di 2 uomini e 1 donna che mi sprona e mi da coraggio. Davanti a noi una scalinata, dice che l’arrivo e vicino così cerco di trovare le ultime forze per tagliare il traguardo. Arrivo in solitaria, felice e contento di aver compiuto la mia prima vera impresa. 200 metri prima dell’arrivo un membro dell’organizzazione mi incoraggia, sento la sua voce ma faccio fatica a riconoscerlo perché ho spento la lampada frontale e le luci della città in quel punto sono scarse. E’ Nevio, l’amico di Francesco che avevamo salutato al nostro arrivo in città.

Lo vedo felice ed io più di lui. Taglio il traguardo con il tempo di 10h36’22”. Sono felicissimo, talmente tanto felice da non sentire quasi la stanchezza. E’ stato un viaggio che non dimenticherò facilmente. Il mio primo lungo viaggio. Il prossimo anno ho già deciso di rifarla, si correrà in senso contrario: anno pari percorso in senso orario.

Correre per me vuol dire sentirmi libero, vuol dire essere in pace con me stesso. In molti momenti della gara ero da solo, con il sole o con il buio è stato un viaggio alla scoperta oltre dei posti fantastici dei Colli Berici, anche del mio limite. Un altro traguardo è stato raggiunto, un altro limite superato. Dove arriverò? Quando mi fermerò? 

Ringraziamenti

Grazie a chi mi ha supportato: a Gloria che mi è stata vicina, a mia moglie che non mi supporta ma mi sopporta, ai nuovi amici incontrati prima della gara, a Francesco per essere un ottimo trascinatore e avere la pazienza di starmi dietro negli allenamenti, ad Andrea per essere un nuovo compagno di corsa, al mio fisioterapista per avermi messo a posto, a Sebastiano e la sua MED in MOVE per i suoi consigli, alle infiltrazioni del mio ortopedico che mi hanno fatto finire la gara, ai bastoncini N&Wcurve per rendere meno faticosa anche una gara come questa….grazie veramente a tutti. 


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Runnerpercaso

Corro per scelta, lo faccio per passione, sono un runnerpercaso. Impiegato nella GDO corro nel tempo libero. Sposato con Elena, viviamo insieme ai nostri amici a 4 zampe Mario e Lola. Mi piace condividere la mia passione per la corsa perchè quando corro sono felice.

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