
Cos’è e come riconoscerla
La corsa può diventare una dipendenza? Purtroppo sì.
Ciascun runner inizia a correre per un motivo.
C’è chi lo fa per il semplice motivo di mantenersi in forma, chi per seguire una moda o perché è uno sport che ha un costo molto ridotto rispetto alla classica palestra o ad altre attività fisiche.
Quando la corsa diventa dipendenza
I benefici della corsa sono famosi a tutti. Dietro vi sono tanti studi clinici che lo dimostrano e supportano la tesi. Ed è vero. Correre fa bene se non ci sono controindicazioni mediche che possono sostenere il contrario.
La corsa è un toccasana perché
• aiuta a combattere l’osteoporosi e quindi le ossa si rinforzano
• gli stessi muscoli diventano più forti e tonici, cuore compreso
• stress, zuccheri e colesterolo calano
• il metabolismo si dà una svegliata
• aumenta il livello della serotonina, il famoso ormone del buon umore
Se la corsa ha tante note positive perché si parla di dipendenza da corsa?
La dipendenza da corsa non è un qualcosa legato solo alla quantità. Se un runner corre tutti i giorni per 2h non vuol dire che sia dipendente dalla corsa.
Sintomi dipendenza da corsa
Esiste una dipendenza quando ci sono i classici sintomi.
Le dipendenze, a grandi linee, hanno dei sintomi comuni:
• l’impulso di non resistere e fare in assoluto quella cosa
• un piacere immenso nel farlo
• i sintomi legati all’astinenza da ciò che provoca dipendenza
Si è davanti a una dipendenza quando correre non è solo più un piacere quotidiano ma diventa una vera e propria ossessione e obbligo.
Il tutto a lungo andare porta più effetti negativi che positivi. Andrà a influenzare oltre che la salute della persona che corre, la sua routine e anche le relazioni con le persone vicine.
Il segno da tenere d’occhio
Uno dei segni più evidenti di una possibile dipendenza da corsa si ha quando al momento dell’infortunio il runner non rispetta i tempi di riposo prescritti dal medico.
A volte, il runner che si è dovuto persino sottoporre a un intervento chirurgico di riparazione di un tendine o di un legamento, con la sua smania di voler riprendere a correre non segue la convalescenza e la riabilitazione prescritta.
In questo modo rischia di avere delle ricadute o un recupero funzionale non perfetto.
Se il dottore ha prescritto riposo assoluto, il runner pur di indossare le scarpe, anche con la gamba gonfia e dolorante, farà un abuso di antidolorifici e andrà a correre sforzando l’arto che in teoria dovrebbe riposare e guarire.
Il runner non riesce proprio a stare senza correre.
Forse perché è come se diventasse dipendente dalle sensazioni di benessere che gli trasmette la corsa o, come il più delle volte accade in caso di dipendenza, dietro c’è un qualcosa di molto più complesso a livello psicologico da elaborare e risolvere.
L’ossessione del dover correre diventa così forte che tutto il resto viene dopo. Ci sono persone che nei casi più gravi arrivano persino a soffrire di anoressia perché il cibo non è sufficiente a coprire il grande sforzo a cui si sottopone il runner.
Cosa fare?
Il primo passo è prendere consapevolezza che tu come runner hai un problema.
Non sarà facile arrivare ad accettare tutto ciò perché all’inizio ci sarà un rifiuto tale da mostrarsi persino scontrosi contro le persone che ti vogliono bene e ti circondano.
Il secondo è chiedere aiuto a un psicologo/psicoterapeuta, meglio se specializzato in ambito sportivo.
Il medico aiuterà a capire come affrontare il problema e superare il tutto. Ce la farai, non è la prima gara o salita tosta che affronti. Sei un runner, non dimenticarlo.
























