
Credo sinceramente che l’emergenza sanitaria in corso in Italia abbia messo drammaticamente a nudo alcuni aspetti drammatici della comunità running Italiana.
L’egoismo
Assistiamo al proliferare di iniziative private, ritrovi, allenamenti collettivi, corse di gruppo. Questo NON SI PUO’ fare. Innanzitutto perché è impossibile durante la corsa rispettare le disposizioni del Decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri che impone una distanza di un metro. In secondo luogo, la distanza di un metro durante lo sport non basta!!
Come si diffonde
Immaginate un runner mentre corre in compagnia: parla, ride, respira affannosamente, sputa, eventualmente tossisce o starnutisce. La modalità di propagazione di questo virus influenzale è aerea, ovvero penetra attraverso gli alveoli polmonari e le mucose delle prime vie respiratorie.
Il principale veicolo di infezione sono microscopiche particelle di saliva e di muco espulse con tosse e starnuti nell’atmosfera. Ma anche parlando, gridando e cantando.
Particelle di queste dimensioni, tra i 10 e i 50 micron, galleggiano nell’aria finchè gli agenti atmosferici (ossigeno e raggi ultravioletti) non distruggono il virus, o finchè non vengono respirate da un altro runner.
Il raggio di espulsione è calcolato in 60-70 centimetri per una persona che parla a voce normale, mentre aumenta fino a due metri per una persona che grida o ride, e fino a cinque metri in caso di tosse e starnuti, per non parlare degli sputi. A questo servono le mascherine: ai malati, non ai sani, il loro scopo è contenere il raggio di espulsione di particelle eventualmente infette entro il metro o anche meno.
Ciononostante, i runners non se ne danno per inteso, e continuano a correre in gruppo, e invitano all’aggregazione. Proprio ieri mattina, 7 Marzo, mentre scrivo queste parole, nella Pineta di Castel Fusano un runner (nome volutamente omesso dall’amministratore) ha organizzato una corsa in compagnia, dandone annuncio sui social in pompa magna.
Tra le persone taggate troviamo un consigliere dell’assemblea capitolina e assessore allo sport della giunta Raggi. Da me interrogato sull’opportunità dell’evento, ha svicolato, non ritenendo opportuno mandare, che so, un’auto dei vigili urbani sul luogo dell’appuntamento (che si trova nel territorio da lui amministrato), a impedire una evidente occasione di contagio. Immaginate come ci vedono all’estero per una cosa del genere. Stiamo parlando di Roma Capitale, mica Codogno.
Le iniziative di questo tipo sono centinaia, e il bello è che la maggior parte dei runners le considera normali. La verità è che sono in crisi di astinenza da social, non fanno sport per il piacere di farlo, ma per apparire. Per non parlare del problema etico: tanto muoiono solo gli anziani.
E’ questo che sento ripetere da settimane.
E’ avvilente, lo sport dovrebbe servire a renderci migliori, ma ha creato dei mostri privi di qualunque spirito critico, logica, etica, altruismo.
Non sono sportivi, sono il contrario dello sport.
Sono malati di social, pensano solo alla prossima foto da postare. Ma il Codice Penale parla chiaro, e già altrove in Italia ci sono magistrati che hanno aperto fascicoli per il reato di “epidemia colposa”.
L’ignoranza e la pigrizia mentale.
Basta leggere il decreto per sapere cosa si può e cosa non si può fare. In alternativa, chiedere, essere curiosi, porsi delle domande e avere voglia di cercare le risposte. Basta chiedere a un qualunque medico o infermiere ospedaliero.
Insomma, il sapere umano è fatto così, si trasmette da persona a persona, l’invenzione della stampa ha solo moltiplicato questa capacità.
Ciononostante nessuno lo sta facendo. I runners si informano in maniera superficiale, farraginosa, degli articoli leggono solo i titoli, e passano il proprio tempo sui social a litigare, non a confrontarsi.
Eppure i numeri parlano chiaro: il 21 febbraio c’erano 18 casi accertati in Italia, ieri mattina, a due settimane di distanza, sono 7.000.
L’immaturità, la violenza e la micragneria.
Ah, ma lo fanno anche gli altri. Ah, ma i centri commerciali sono aperti. Le mie figlie hanno smesso di adottare questa linea difensiva verso i cinque anni. Che razza di argomentazione può essere? Sembra di sentire i nostri politici quando, pizzicati con le mani nel sacco, affermano: “io ho rubato, ma tanto rubano tutti”.
Cari runners, è impensabile che potremo uscire da questa emergenza senza fare ciascuno la sua parte. Pensate a quello che fate VOI!! E smettetela per una volta di puntare il dito sugli altri per giustificare le vostre sciocchezze.
Ma la cosa che mi colpisce di più, in queste ore, e mi lascia sgomento, sono gli assalti ingiusti, e di violenza inusitata, nei confronti dei poveri organizzatori che hanno visto annullare il proprio evento. DEVONO RESTITUIRE I SOLDI!! SCAPPANO COL BOTTINO!! ANNULLANO ALL’ULTIMO MOMENTO PER NON RESTITUIRE I SOLDI!!
Cari i miei runners, intanto quando vi iscrivete ad una gara avete sottoscritto e accettato il regolamento.
Se non lo avete letto, è un vostro problema: mi rendo conto che siete abituati da decenni a leggere solo i titoli di giornali e che il vostro cervello si è modificato a stare sui social selezionando solo post visivamente accattivanti e non più lunghi di cinquanta parole.
Ciononostante, il reato di calunnia è punito dal Codice Penale, e credo che prima o poi qualche organizzatore perderà la pazienza. Questo è valido anche per gli amministratori dei gruppi Facebook, che hanno, davanti alla legge, gli stessi doveri e le stesse responsabilità di un direttore di testata giornalistica.
A parte questo, vorrei ricordare a tutti che un’organizzazione, i soldi che incassa li spende tutti in TASSE e in materiali (la vostra medaglia e il vostro pacco gara di cui siete sempre a lamentarvi). Che in questo caso andranno nei compattatori.
Loro perdono decine di migliaia di euro e stanno zitti, voi ne avete persi poche decine e urlate a squarciagola di essere stati truffati. Lo spettacolo che offrite è davvero pietoso.
Lo sport dovrebbe servire a renderci migliori. Rendetevi conto che qualcosa è andato storto, e di brutto.
Adesso vado a correre: in compagnia dei miei cani e di nessun altro.
Autore: Carlo Esposito




























