
Il mondo dell’atletica leggera si prepara a un cambiamento epocale che promette di dividere l’opinione pubblica e trasformare il volto della rassegna iridata. Secondo le ultime direttive di World Athletics, la federazione internazionale guidata da Sebastian Coe, a partire dal 2031 la maratona e le prove di marcia non faranno più parte del programma dei Campionati Mondiali su pista.
Una scelta strategica tra TV e logistica
La decisione, che punta a una radicale razionalizzazione del calendario, nasce dall’esigenza di rendere il “prodotto” atletica più snello e appetibile per le emittenti televisive. Le gare su strada, per loro natura lunghe e complesse da gestire logisticamente all’interno di una città che ospita già le gare in stadio, verrebbero sacrificate per concentrare l’attenzione mediatica esclusivamente su ciò che accade all’interno dell’impianto principale.
Non è solo una questione di share: negli ultimi anni, le condizioni climatiche estreme (come il caldo soffocante di Doha 2019 o l’umidità di Eugene) hanno spesso messo a rischio la salute degli atleti e la regolarità delle prove di resistenza, costringendo gli organizzatori a partenze notturne o in orari proibitivi.
Cosa succederà alla maratona?
L’esclusione dai Mondiali non significa un declassamento della disciplina, bensì una sua ricollocazione. L’idea di World Athletics è quella di dare vita a un evento “stand-alone” interamente dedicato alla corsa su strada e alla marcia, oppure di integrare la maratona iridata all’interno del circuito delle grandi Major (come New York, Londra o Berlino).
Questo permetterebbe alla 42,195 km di godere di una vetrina dedicata, evitando di essere oscurata dalle finali dei 100 metri o dei salti, e garantendo percorsi più spettacolari e condizioni ambientali migliori.
Le reazioni del mondo sportivo
Nonostante le motivazioni commerciali e logistiche, la notizia ha già sollevato polemiche tra i puristi dello sport. La maratona è da sempre considerata la gara regina, l’evento di chiusura che incarna lo spirito di resistenza e fatica dell’atletica. Toglierla dal programma dei Mondiali significa interrompere una tradizione che dura dalla prima edizione di Helsinki 1983.
Resta inoltre l’incognita sulla marcia: anch’essa destinata all’esilio dai Mondiali, la disciplina del tacco-punta sta già vivendo un periodo di profonda incertezza, con continui cambi di distanze e formati che hanno destabilizzato gli atleti.
Verso il 2031: un futuro ancora da scrivere
Mentre i Mondiali di Tokyo 2025 e le edizioni successive manterranno il formato classico, il 2031 segnerà il punto di non ritorno. La sfida per Sebastian Coe sarà dimostrare che questa “separazione dei beni” tra pista e strada porterà benefici economici senza intaccare il prestigio e il fascino millenario della corsa più iconica di sempre.
L’atletica cambia pelle: meno tradizione, più spettacolo televisivo. Sarà la mossa giusta per conquistare le nuove generazioni?























